December 2007
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Rivoluzionarsi va bene, ma c’è sempre un costo da pagare.
Spaccai il vetro, uscii dalla sfera, la neve cominciava a cadere, lei davanti a me.
Non ero io a parlare, non era lei a rispondere.
Due figure disegnate sulla scena, le ombre appena accennate, la sagoma di lei che spariva all’orizzonte.
Il tempo dell’attesa volgeva al termine, tentai l’assalto al buio.
Unica fonte di salvezza i suoi occhi, bastò uno sguardo.
Anche l’ultima luce si spense. Le comparse abbandonarono in fretta la scena.
Macerata rimaneva in ombra sullo sfondo, nessuna traccia di vita. Nessun movimento.
I due protagonisti intonarono l’addio, il canto finale.
Non si udiva musica, né suono.
Niente richiamava alla mente l’idea di una fine, né di un inizio.
Il sipario si chiuse, il pubblico immobile.
Niente applausi, per favore, nessun rumore.
Addormentiamoci insieme, adesso.
Questo letto è troppo grande per dormirci soli.
Un semplice addio, tutto qui.
” —Go Canny!Infatti, leggetevi la storia di Follieri e delle sue disinteressate campagne di raccolta fondi in iuessei
E ciascuno di noi tre avrebbe potuto tranquillamente essere il padre di uno dei due Clever Square.
A un certo punto la Flavia, con un calcolo un pò azzardato, ha addirittura avanzato l’ipotesi che di quei due avremmo anche potuto essere nonni.
Un pò precoci, ma pur sempre nonni.
Noi per logica non saremmo dovuti essere là.
Dovevamo essere a casa davanti alla tivù a guardare Fazio e poi Report e la Domenica Sportiva. O qualche sit-com in dvd.” —Sniffin Glucose
Lo sciopero ha avuto i suoi lati positivi, grazie alla diminuzione del monossido di carbonio ogni italiano ha guadagnato un paio di giorni di vita. Le città sono diventate più serene e sono fiorite le biciclette. Chi vive in campagna è tornato a comprare latte e uova dal contadino. La macchina è rimasta parcheggiata e abbiamo risparmiato in benzina. Abbiamo rivolto la parola dopo anni al vicino di casa per chiedergli il sale.
Il Cavaliere spiega di avere ricevuto a cena qualche esponente dell’opposizione e di avere utilizzato “un metodo maieutico socratico, usando parole di estrema correttezza, facendo ciò che un politico deve sempre cercare di fare: convincere gli altri”.
Mi pare sano, visto il periodo d’oro che attraversa il Paese e gli indiscutibili risultati in termini d’efficienza, che i manager pubblici vengano ricoperti d’oro. Senno’ se li fanno scappare.
c’è il rituale dell’estraneamento, come se non stesse accadendo davvero qui e ora, ma appena attacca la pima nota e dalla casse nuove nuove escono fuori voci, e chitarre, e tastiere, e fisarmoniche, e violini, e campionamenti, e giocattolini vari, io ho la pelle d’oca, un sorriso ebete e trasmetto amore a profusione.
forse si vede, forse nel buio anche no, ma quello che mi sconvolge è che non importa. a me, non importa che l’emozione più profonda sia palese e riconoscibile. inaudito.
un abbraccio alla fine, quando si esauriscono le melodie e si stacca la spina, è l’ultimo segno tangibile della mia riconoscenza. poi ritorna il distacco timido e riservato, quello che dietro ha tutta una caterva di film, di ripensamenti postumi durante il sonno e la veglia, di bellissimi souvenir tra le orecchie e gli occhi.
adoro quelli che vengono a suonare nel mio locale.
In una telefonata, quasi si confessa alla domanda di Saccà: come sta, presidente? “Socialmente - dice Berlusconi - mi sento come il Papa: tutti mi amano. Politicamente, mi sento uno zero… e dunque per sollevare il morale del Capo, mi devi fare un favore. Vedi se puoi aiutare…”. Il Cavaliere fa quattro nomi di candidate attrici: Elena Russo, Evelina Manna, Antonella Troise, Camilla Ferranti (secondo un testimone, il produttore di Incantesimo Guido De Angelis, è la figliola di un medico molto vicino al Cavaliere). Sai, spiega Berlusconi a Saccà, non sono tutte affar mio perché “la Evelina Manni mi è stata segnalata da un senatore del centro-sinistra che mi può essere utile per far cadere il governo”. Promette Berlusconi a Saccà: saprò ricompensarla quando lei sarà un libero imprenditore come mi auguro avvenga presto…
Poi c’è stato l’episodio di Satyricon dove Luttazzi ha pensato bene di darsi alla politica, che non è nelle sue corde. Il resto l’hanno fatto l’esilio, la schiera delle tricoteuses che affolla i teatri, i Santoro e tanti altri.
La voce gli s’impasta, le vocali vengono sbiascicate via e si fanno scivolose, il guardo è ispirato, o forse annebbiato solamente.
Poi, un giorno, dopo vent’anni, uno di quei libri invece di venderlo me lo sono letto. E mi sono fermato. E ho capito. Adesso i libri continuo a rubarli, che credete, ma non mi drogo più. Li rubo per leggerli. Li rubo per pensare. Li rubo perché la cultura non si paga. E’ immorale, far pagare la cultura. La cultura deve essere gratis. Al limite, la si ruba.” —Herzog
“Italia schiavista, pronti ad attaccare” Umberto Bossi
“Ok Italia leghista, attacca. Attaccate a ‘sto cazzo, che al prossimo giro scomparite voi e pure il povero Bossi” Benty
Valentino Rossi, sul GP del Qatar in notturna ‘Secondo me di notte bisognerebbe fare altre cose, non correre in moto - sorride Rossi - .’
Da questa sera, e sino domenica, si incontrano a Lisbona i ventisette leader dell’Unione europea (meno britannici, cechi e slovacchi) e i cinquantrè dell’Unione africana. E’ la prima volta dal 2000, sembra passato un secolo tante sono le cose che sono cambiate.
“Caro Bettino - scrive il Cavaliere - grazie di cuore per quello che hai fatto. So che non è stato facile e che hai dovuto mettere sul tavolo la tua credibilità e la tua autorità. Spero di avere il modo di contraccambiarti. Ho creduto giusto non inserire un riferimento esplicito al tuo nome nei titoli-tv prima della ripresa per non esporti oltre misura. Troveremo insieme al più presto il modo di fare qualcosa di meglio. Ancora grazie, dal profondo del cuore. Con amicizia, tuo Silvio”.
È però interessante tornare su [Tommaso Padoa Schioppa] e sul bullismo istituzionale andando a cercare le motivazioni di quella sua famigerata frase. A nostro avviso il ministro non ha commesso una leggerezza, non ha avuto un attacco irrefrenabile di ironia, ma piuttosto ha messo in campo una mossa politicamente molto scaltra. TPS, infatti, non ha scagliato la sua alabarda contro i vari potentati che tengono tirato il freno della nostra Italia, non si è speso contro lo strapotere economico mafioso che imperversa in gran parte del Sud con forti ramificazioni a livello nazionale e internazionale, non ha messo all’indice il nostro capitalismo all’italiana tutto insider trading e scatole cinesi, un capitalismo in cui 75 set-tan-ta-cin-que mandarini ricoprono ciascuno da un minimo di 21 ad un massimo di 61 incarichi A TESTA nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa. No. Il ministro TPS non è intervenuto contro una pubblica amministrazione spesso inefficiente né si è speso a favore dei consumatori e del loro diritto di un economia che offra servizi in concorrenza tra loro e dove la regola non sia quella dei cartelli; né, tanto meno, TPS si è mosso con piglio risoluto contro tutte le caste e gli ordini professionali che tengono in scacco il nostro paese e aprono le loro porte solo ad adepti e cooptati che possano mantenerne in piedi il potere di veto nei secoli dei secoli. Non si è speso, infine, il nostro TPS, contro la baronia universitaria alla quale in Italia è stato affidato un potere specifico di carattere medioevale, con cattedre assegnate tramite incoronazione tra consanguinei, con commissioni d’esame che bocciano incauti aspiranti colpevoli unicamente di avere, da soli, più titoli di quanti ne abbiamo tutti i membri della commissione esaminatrice messi insieme. No, TPS non ha fatto niente di tutto ciò, non lo ha fatto perché se solo ci avesse provato tegole pesanti gli sarebbero rovinate sul capo canuto, non ha fatto nulla di ciò perché mafiosi, lobbisti, notai, mandarini, fannulloni, professionisti, baroni, sono tutti soggetti che in Italia hanno rappresentanza politica e potere di veto. Non si è scagliato contro di loro perché avrebbe poi pagato politicamente e professionalmente per l’uscita imprudente. Ha deciso di scagliarsi contro i giovani italiani, contro i Bamboccioni che non sono rappresentanti da nessuno.
Come vede il suo futuro?
«In giro per il mondo a fare cinema, forse a New York, dove mi sento a casa mia più che a Roma. Specialmente se la carriera di papà va nella direzione che sembra».
Intervista a Martina Veltroni su Vanity Fair, riportata su Dagospia
via Placidiappunti
Pensiamo di fare cosa gradita riproducendo ingrandita la foto comparsa su L’Arena domenica 18 novembre, dove si immortalano studenti veronesi sulle scale del Municipio salutare un ipotetico conducador (probabilmente hanno solo sbagliato mira). Stanchi di subire la criminalità di una paghetta indecorosa, l’insicurezza che mina i loro aperitivi e per ultimo il degrado della serie C, i giovani veronesi, che a leggere il volantino “scioperavano” contro la deriva comunista che sta prendendo la società italiana e i negri che li importunano alle pensiline degli autobus, sul quotidiano avevano uno spazio ridotto: la foto era piccola e si faticava a riconoscerli.
Pure sul sito di Lotta Studentesca (la formazione giovanile di Forza Nuova che li inquadra per lottare contro il sistema), le immagini non rendono loro merito. Ci pensiamo noi, allora, contenti che a Verona le tradizioni non vengano meno e che i futuri balilla crescano indottrinati e indisturbati per prossime, radiose spedizioni punitive. Contro il sistema, ovviamente.
mifasol (no further comment needed)
Vi abbiamo presentato il fantastico mondo dell’editoria made in Italy. Altro che Saviano.
D’Alema “Non sono cattolico ma avverto il fascino della fede”