Non vi meritate piu' nemmeno Alberto Sordi
Il repertorio è quello classico: belle ragazze in bikini; uomini a caccia; una teoria di rumori fisiologici di vario genere, a partire da quelli intestinali; finti gay; matrone grassissime, messe lì apposta per essere prese in giro; tifosi calcistici fuori di testa; sfigati che tentano di passare per ricconi. Tutte gag intepretate da una serie di volti noti - da Lino Banfi a Gigi Proietti, da Ezio Greggio ad Anna Falchi, da Nancy Brilli a Massimo Ceccherini, da Victoria Silvstedt ad Alena Seredova - e ambientate sotto l’ombrellone: ed ecco servito Un’estate al mare, scritto e diretto dalla premiata ditta Carlo ed Enrico Vanzina, pronto a invadere le nostre sale - in 700 copie - da venerdì 27
1 week agoGattuso: io non la metto quella maglietta.
Magazziniere: ma che cazz…
Gattuso: con quelle orribili strisciacce nere.
Donadoni: che succede?
Magazziniere: dice che non gli piace la maglietta.
Donadoni: hai le tue cose, stella?
Gattuso annuisce singhiozzando.
Donadoni (porgendogli un kleenex): dai, oggi facciamo giocare Ambrosini.
Ambrosini: io non ci gioco su quel campo con tutti gli sputi!
Prima dell’apparizione di De Mol persisteva un timido legame fra il merito e la celebrità, fra la fortuna e la gloria. Se non nella vita reale, almeno in tv, dove per diventare famoso dovevi sapere in quale giorno mese anno era nato Giosuè Carducci, o quanti fagioli bollivano nella pentola della Carrà. Il Grande Fratello ha invece sancito che per diventare qualcuno potevi continuare a essere nessuno, purché un nessuno capace di stare davanti alle telecamere con una certa dose di spontaneità e una, più elevata, di caricaturale grettezza. Solo così il pubblico sarebbe riuscito a riconoscersi in te senza provare invidia.
Mi spiace per De Mol, ma oltre è impossibile andare. Persino una gara di rutti fra posteggiatori abusivi travestiti da fagiani rappresenterebbe un passo indietro, verso il ritorno al merito e alla competenza. E poi temo che l’abbia già brevettata Bonolis.
Il sogno marxista di creare una società paritaria, dove esiste solo una classe sociale in cui tutti sono allo stesso livello, l’italia berlusconiana è riuscita ad avverarlo. Un successo senza precedenti proprio dove il comunismo ha fallito, per la prima volta nella storia infatti, operai, impiegati, ricercatori, dottori, laureati e senza diploma sono tutti allo stesso livello di prospettiva lavorativa e di realizzazione personale. Una intera, vibrante e apatica generazione di falliti senza speranza.
Ma non sono cose interessanti, meglio parlare del “terrorismo”, anche se stiamo vivendo nel periodo di pace più lungo della storia umana